martedì 2 luglio 2013

In ricordo di un ultra-ciclista

In onore alla mia nuova nazionalità slovena e della ormai consolidata passione per il ciclismo sulle lunghe distanze non posso che scrivere qualcosa per ricordare la figura di Jure Robic, ciclista sloveno vincitore di 5 edizioni della RAAM. 

Nel mondo delle randonneè è storica la discussione su chi sia il migliore o il più forte partecipante, ad esempio, alla Parigi-Brest : l'atleta allenatissimo che se la smazza agonisticamente pancia a terra in 44 ore o il normale cicloturista che arriva col culo piagato come uno scimpanzè, senza assistenza, in 89 o 96 ore ? La teoria e lo spirito randagio inviterebbero a sentenziare salomonicamente che non c'è differenza e tutti e due sono stati ugualmente bravi però, però...esiste anche un altro punto vista ed è quello che spinge alcuni ultra-ciclisti a cimentarsi nella più dura gara-brevetto al mondo: l'attraversata coast to coast degli USA più o meno da Los Angeles a New York. Poco meno di 5000km. Partecipare non è cosa da tutti: bisogna passare la selezione, quest'anno in Svizzera bisognava ad esempio percorrere 900km con 7000mt di dislivello in meno di 41 ore e poi avere un'assistenza obbligatoria che porta la spesa totale sui 35.000€. E poi bisogna pedalare e superare le avversità che fanno arrivare in fondo solo la metà dei partecipanti. Insomma se una rando normale è un mezzo calvario questa lo è del tutto. Bene, lo sloveno in questione è stata l'unico a vincerla 5 volte. Poi ha fatto il record mondiale di percorrenza su strada in 24 ore: 750km. 

Nato nel 1965 a Jesenice, cittadina famosa per le sue acciaierie, da giovane ha corso per club e squadre locali facendo poi parte della nazionale slovena infine si è dedicato all'ultraciclismo con i risultati di cui sopra.
Il 24 settembre 2010 scendendo a manetta da una delle strade sterrata tra i boschi vicino a casa ha trovato sulla sua strada una macchina che saliva con il rimorchio: lo scontro è stato fatale e Jure ha finito così la sua carriera lasciando due figli e l'impressione che la tanta fretta ciclistica già lasciasse presagire la vita fugace: si sa gli eroi muoiono giovani e belli...il suo secondo figlio, Lev (Leone) Jure nascerà proprio nove mesi dopo la sua morte.
Le autorità slovene gli hanno dedicato la bellissima ciclabile che sale da Jesenice a Kraniska Gora percorrendo la quale trovete questo cartello con una frase che illumina lo spirito e la volontà di Jure:
“Vinco perchè magrado insopportabili malattie e un sonno mortale semplicemente non mi voglio mai fermare”

Riposa in pace Jure adesso puoi fermarti un po' anche tu ad ammirare gli splendidi panorami sloveni...

lunedì 24 giugno 2013

Pedalando con il gulasch


Visto che sto trascorrendo qualche giorno alle terme vicino al confine ungherese ho colto l'occasione per pedalare due-tre ore sul tracciato del Tour de Transdanubie che parecchi amici italiani percorreranno tra un paio di settimane.
In più pioveva e c'erano 11° perciò si era in perfetto “Scottish weather” quindi un'ottima occasione per provare l'assetto da pioggia che non ho potuto testare a dovere in Italia. Sì perchè la legge di Murphy funziona anche al contrario e se hai bisogno che piova perchè devi sperimentare dell'abbigliamento specifico stai sicuro, almeno così è successo a me, che appena sarai bardato a dovere smetterà di piovere.
Anche questa mattina me ne esco dall'hotel sotto gli occhi perplessi del portiere in tenuta da “palombaro ciclista” e appena sono in sella smette puntualmente di piovere. Mi inoltro subito verso le colline in direzione dell'Ungheria e arrivo alla frontiera sudato come un'iguana in calore. 

Decido quindi di togliermi giacca e pantaloni antipioggia col risultato che dopo pochi km ricomincia a piovere di brutto...Arrivo comunque alla strada dove passerà il brevetto magiaro e devo dire che ciclisticamente la zona è ottima: strade larghe e ben tenute, sicuramente meglio che in Emilia ma ci vuol poco... e soprattutto poco traffico. Boschi splendidi ma devo specificare di aver pedalato nella zona sud-ovest del paese nel parco nazionale Orsegi e immagino che intorno a Budapest la situazione sia diversa...sta di fatto che l'Ungheria ha gli stessi abitanti della Lombardia ma è quattro volte più grande. Saprete già che come moneta usano ancora il fiorino e che la lingua è decisamente incomprensibile visto che appartiene al ceppo ugro-finnico ma tutti sanno un po' di tedesco e i giovani l'inglese. Sembra un posto molto tranquillo ma preparatevi all'autonomia perchè esistono molti spazi disabitati. 

Il mio percorso era decisamente vallonato ma morbido e direi che in una settantina di km solo una volta non sono salito con il 50...certo che alla lunga questi saliscendi altrimenti detti mangia e bevi rischiano di rimanerti sullo stomaco...ma forse vi starete chiedendo i risultati del acqua-test: beh sono arrivato alla conclusione che dopo un paio di ore di pioggia battente sia praticamente impossibile restare asciutti visto che anche se ti sigilli sarai a mollo nel tuo sudore: l'unica cosa è evitare di avere freddo, che è quello che ti stronca, usando qualcosa di caldo e che dia una sensazione comunque gradevole sulla pelle.
Un'ultima considerazione per gli amanti del connubio terme-bici: se volete pagare e scalare molto Merano e Bormio vanno bene ma se volete risparmiare e pedalare con calma nella natura venite in Slovenia...viszontlátásra e köszönöm szépen ovvero arrivederci e grazie mile...


lunedì 10 giugno 2013

Arte randagia?


Durante i soliti cazzeggiamenti del dopo brevetto si discutevano le varie motivazioni che spingono uomini e donne nell'apparente possesso delle facoltà intellettive a salire in bici e pedalare per 400-600-1000 o più KM. Personalmente sono arrivato a considerarla una forma d'arte. Sovversiva. Body art allo stato puro. Futurismo ciclico. Direte che sono matto, ma ci sono abituato, comunque se pensate che c'è gente disposta a pagare decine di migliaia d'euro per avere una tela tagliata da una coltellata o una completamente blu e se ci sono intellettuali che passano serate a teatro per ascoltare due decerebrati che raccontano stupidaggini aspettando vanamente non-si-sa-chi beh allora anche per noi randagi c'è qualche speranza. E non provo neppure a tirare in ballo le soap opera televisive, non mi piace vincere facile.
Gli attori siamo noi, il palco sono le strade del mondo (street art?) sul genere possiamo discutere.
 Se il ciclismo tradizionale è una commedia e la mountain bike è un film di guerra credo che una randonneè sia un'intensa tragedia Shakespeariana...ma il pubblico, chiederete voi? Certo il pubblico tranne che alla partenza della Parigi Brest è un po' d'elite ma chiunque abbia raccontato a qualche pigro barista di Savona o Macerata che ha già pedalato tutta la notte e deve ancora fare 300KM solo così per il gusto di farlo, senza vincere nulla se non la noia della vita quotidiana, capisce che quello stupore e forse quelle domande esistenziali probabilmente sono più stimolanti che tanti libri. Perchè una cosa è immaginare un'altra è fare.
In ogni caso ci risiamo. Il palco questa volta è a Castelfranco, da sempre combattuta tra Modena e Bologna roba da “Secchia rapita” tanto per restare in argomento. Il maestro di corte qui è Lorenzo Borelli che quasi settantenne ha avuto ancora la grinta per finire l'infuocata 1001 miglia del 2012 e di organizzare questo brevetto ben supportato dagli altri appassionati della Polisportiva. Chapeau a tutti.

Dopo pochi km davanti iniziano a tirare come matti sui 40 all'ora. Un simpatico maestro di sci modenese mi presenta qualche personaggio....questo è un ex professionista l'altro ha “vinto” la prima 1001 e ha rischiato di farlo anche alla PBP insomma gente con le contropalle, ciclisticamente parlando. Di solito la mia tattica è quella di cercare di sfruttare la scia fino alle prime montagne e poi di proseguire col mio passo o con altri più abbordabili. Questa volta mentre mi trovo a salire verso Sassoleone a quasi 30all'ora inizio a dubitare della scelta. I sei tarantolati se ne vanno e io resto solo a trebbiare nella lunga valle che porta alla Futa. A un certo punto sulla sinistra vedo la scena che nessun ciclista vorrebbe mai vedere: un'ambulanza, una bici per terra e una macchia di sangue. C'è anche l'elicottero ma il pilota si fuma distrattamente una sigaretta: tutti pessimi segnali...qui la tregedia è vera. Auguro ogni bene al ciclista che se ne stava allegramente pedalando un sabato mattina incontro al suo destino. Magari non è successo nulla ...proseguo con questi pensieri mentre mi sorpassano prima Laura “Miss Italia” e poi un attempato randagio che sale con passo sicuro verso Firenzuola, li lascio andare visto che sto ancora smaltendo le tirate delle prime ore. Mi fermo ad una fontanella quando noto questo bislacco cartello....mi faccio qualche domanda: visto che mia moglie ripete spesso e volentieri, soprattutto alla partenza delle randonneè, che sono una gran testa di c... posso automaticamente dedurre che il mio casco sia, mutatis mutandis, il mio preservativo e ciò mi consenta di abbeverarmi senza temere di essere denunciato?

Sto ancora ridacchiando quando inizia la storica salita della Futa che ricordavo più pedalabile oppure sono io che vado più piano dell'ultima volta? Certo la ruggine non dorme mai...
In ogni caso si scollina dopo aver lasciato il lugubre cimitero di guerra tedesco e si torna in Emilia, bella discesa fino a Sasso Marconi che è decisamente un'altra cosa rispetto a quella orripilante vista dalla A1...ah potere della bici che riesce a farti vedere e gustare il bel panorama in un posto dove sei passato cento volte in macchina smadonnando contro i Tir, le code ,la strada stretta, isoradio ecc.
Salitella e ristoro a Mongardino dove piano piano arriva altra gente tra i quali Paride che non è in giornata e ci mancherebbe visto che nell'ultimo mese ha già fatto la 1000 Brancaleone, con acqua a catinelle e ascesa al Sestriere a -2 , domenica scorsa la 600 di Oderso in meno di 23 ore, ieri in più è stato imballato da una signora che gli ha mezzo distrutto la bici...onestamente mi chiedo come possa avere ancora la forza/voglia di pedalare. Eccolo qui  sotto alle prese con la pasta fredda passata dal convento, con l'immancabile birra e Miss Italia & papi. 

Arriva anche, incazzata come un istrice, Miss Italia che ha sbagliato strada in cima alla Futa scendendo, e dovendo risalire, per 6km. In più inizia a piovere. Si forma lì il gruppetto che, con qualche modifica , mi accompagnerà fino all'arrivo. I 100 km fino a Quattro Casella sono veramente noiosi soprattutto perchè sono le strade dove pedalo quasi ogni giorno e in più il tracciato passa per i famigerati “dislivelli” una decina di km di saliscendi ottimi per potenziarsi ma che io detesto e cerco di evitare ad ogni uscita. Il bello dei brevetti è che di solito ti portano in località nuove ma ritrovarsi qui a stantuffare sulla Sassuolo-Scandiano mi fa l'impressione che dovrebbe dare ad un clochàrd il dormire nel garage di casa propria.
All'arrivo allo splendido Bar abba, dove è situato il controllo del giro di boa, trovo una vecchia conoscenza: il pompiere di Aosta che è stato vittima di problemi intestinali e si ritira mestamente con il buon Paride. Saliranno sul furgone del padre di Miss Italia che fungerà da scopa di emergenza. Gli altri 100 km fino al primo passaggio dei 400 a Castelfranco sono ravvivati solo dalle decine di curve e controcurve che dio solo sa come Lorenzo abbia trovato in una delle zone più piatte dell'universo. Poi è il primo sabato sera della fine della scuola e la gaudente Emilia è impegnata in tavolate, grigliate, feste di paese che da una parte rendono ancora più surreale il nostro passaggio e dall'altro impongono altre deviazioni e modifiche al percorso base. Anche il passaggio notturno sotto la Ghirlandina a Modena ci è stato negato da una “Manifestazione Automobilistica” che evidentemente nella Motor Valley conta molto più che quattro sfigati bici-randagi.
Riusciamo comunque a essere al Pasta party notturno per le 24 e ciò ci riempe di orgoglio perchè la spaghettata di mezzanotte è un classico e soprattutto sancisce il fatto che abbiamo percorso i primi 400km in 15 ore. Il compaesano carpigiano che ha assillato tutti i controllori chiedendo la nostra “posizione” si spegne clamorosamente col suo socio ma in compenso si uniscono a noi due bei personaggi già conosciuti durante le prime ore granfondiste: uno è un tipetto di Verona che ha perso il gruppetto di testa forando in discesa da Sassoleone e l'altro è il vincitore della prima edizione della 1001 miglia. Tarcisio è di Cesenatico e mentre saliamo verso Serramazzoni scopro che è anche il famoso quasi vincitore dell'ultima PBP dove è stato buggerato con l'inganno da due bricconcelli francesi. Non ho ancora capito come abbiano fatto in ogni caso hanno depistato lui e l'americano con un sotterfugio per filare al traguardo indisturbati, alla faccia dello spirito Rando. Certo è un personaggio ma non è che se la tiri molto, mi sembra di capire che dopo la dis-avventura Parigina abbia lasciato lì e solo adesso a quasi due anni di distanza abbia ricominciato ad allenarsi. Non parla volentieri dell'accaduto.
Nella foto qui sotto me al tiro un po' al bar  in compagnia tra due "vincitori" della 1001 Miglia:


 Parlano invece più che volentieri di pompe e diminutivi da caserma i miei soci quando uno del gruppetto fora e scopriamo che la “valvola” è troppo corta e la pompa non fa il suo lavoro...seguono minuti di battutacce goliardiche ma essendo le 2 di notte non c'è da stupirsi. Dopo la piatta salita di Serramazzoni si scende su Pavullo ed inizia a d albeggiare. Fa freddo in discesa e vengo, giustamente, accusato dai miei compagni di fuga per non avere saputo predire la temperatura in Valdisasso dove in effetti sono passato solo una volta in vita mia con un caldo feroce. Abbiamo la visione di tre bellissimi cervi che ci osservano da un prato e mi viene in mente Geordie...tutto è una citazione...tutto è arte...soprattutto lo è per noi il controllo/ristoro del Boschetto che arriva al momento giusto dell'alba per fare il pieno di energia e caldo. 
Qualcuno ha la classica crisi di sonno delle 6 e non troviamo di meglio di aumentare l'andatura per pompare un po' di adrenalina che ci tenga svegli fino all'arrivo. Prima di Castelvetro c'è anche un inutile controllo a sorpresa ma l'unica presenza che smuove le acque è rappresentata dalla barista del controllo di Torre Maina. Il resto è una morbida discesa intervallata solo dal racconto di Miss Italia che spiega le sue preoccupazioni sul brevetto di qualificazione che correrà in Svizzera tra tre settimane per poter fare la RAAM: 900 km con 7000mt di dislivello in meno di 41 ore son abbastanza tosti anche se sono solo l'antipasto per la rando più lunga e costosa del mondo: 30mila€ per potersi massacrare sulla Coast to coast di 5000km dalla California a Washington.
Ancora qualche curvetta che ci accompagna alle 9,40 al circolo ARCI di Castelfranco dove tra coniglietti lasciati allegramente liberi
 e vecchietti che strabuzzano gli occhi all'udire le nostre gesta, scopro questo che potrebbe essere un buon rando-ciclo per il futuro...chissà se non riusciamo a sfondare nella tragedia una qualche comparsata a Zelig potremmo sempre meritarcela...



domenica 5 maggio 2013

Randonneè della Romagna: il ritorno.

Quanto è bello lu primmo ammore,
Lu secondo è chiù bello ancor
(Toni Santagata...mica cazzi...)

Quest'anno il mio calendario randagio è cambiato parecchio e dopo il primo anno di entusiastico innamoramento durante il quale ho pedalato un po' ovunque è subentrato un periodo più moderato nel quale l'infatuazione, come spesso accade, si è fatta più matura e ponderata. Ho deciso quindi di partecipare solo a rando vicino a casa ma la 400 di Lugo è stata la prima notte e non potevo mancare il bis.
Tante le novità quest'anno, a fronte di un percorso sostanzialmente uguale, i 100 km per Comacchio sono stati giustamente spostati a inizio giro che altrimenti alla fine non se li filava nessuno. Poi la partenza è avvenuta in piazza sotto l'austera statua dell'eroico pilota che è un po' la gloria locale e che vedete in una suggestiva foto notturna (non l'ho fatta io perche il cellulare mi ha cancellato tutte quelle che avevo fatto, azz!)



Si parte così alle 18 e andata e ritorno per Comacchio sono ravvivati solo dalla confusione tra le tracce che portano il gruppo a fare due volte il ritorno, sempre suggestivo comunque il passaggio sull'acqua delle valli. Forse però non avevamo voglia di farci il previsto giro sul traghetto?
Torniamo a Lugo alle 21, 30, ci rimpinziamo grazie alla squisita ospitalità degli organizzatori (ristori sempre ottimi e abbondanti...) ma poi dobiamo sorbirci una mezz'ora di stop in attesa della partenza della 300KM che forse si potrebbe in futuro evitare. Capisco i brevetti dove viene organizzata anche una 200 che magari, non implicando la notte, attrae più appassionati ma questa versione short attrae solo pochi randagi in più tra l'altro in genere con assetto più granfondistico e che contribuiscono a portare il gruppo alla base delle salite ai 35 di media. Si riparte alle 22 tra due ali di pubblico plaudente che è sempre una soddisfazione, saremo un centinaio di disperati che si buttano nella notte romagnola. Anche la safety car dell'organizzazione comunque ci scorta per i primi 15 km ad un'andatura decisamente allegra. Alla prima asperità del passo del Carnaio provo anche quest'anno a stare con i primi ma incomincio a sentire il peso delle borse che mi trascino appresso. Devo aprire a questo punto una parentesi su un fattore fondamentale nella vita e nella pianificazione delle rando ovvero le previsioni del tempo. Credo che tutti i ciclisti abbiano una particolare attenzione sull'argomento ma per chi si scammella passi oltre il 1000 mt avere o no attrezzatura adeguata può fare la differenza. Purtroppo quello del meteo è uno degli argomenti più cliccati ed il WEB è pieno di previsioni che in più quest'anno cambiano in continuazione. Alla fine non si sa più a chi credere e come spesso accade avere troppe informazioni è come non averne. Ma qualcuno c'azzecca...e ha sempre pochi pesi ma mi chiedo cosa farebbero in caso di pioggia prolungata o di rottura meccanica.
In questo periodo in preparazione alla LEL leggo molto i forum inglesi e devo ammettere che lì la mentalità è diversa anche a causa del fatto che comunque lo scroscio più o meno intenso e prolungato è inevitabile. Perciò si esce comunque bardati come palombari-ciclisti. Anzi un saggio randagio giungeva a formulare questa massima : se ti porti indumenti pesanti sicuramente non li userai ma se non li porti probabilmente ne avrai bisogno. Regola che evidentemente non può essere estesa universalmente ma che ha forse una sua validità individuale, con le sue debite eccezioni. Sembrano immuni da questa profezia i rando-granfondisti di cui sopra che si presentano alla partenza con l'equivalente ciclistico delle celebri “ due gocce di Chanèl” delle quali si copriva Marilyn Monroe. Ma a loro va sempre bene...
Ma torniamo al Carnaio: quest'anno non c'è la spelendida luna pieva che inondava di luce siderea gli altopiani dell'appennino tosco-emiliano rendendo indimenticabile la mia prima notte randagia. Però non piove e va bene così. Dopo il ristoro resto solo ma scendo “a balla” su S. Sofia e recupero un gruppetto nella vallata che porta all'imbocco del passo della Calla che a quasi 1300mt rappresenta la cima Coppi del brevetto ma che soprattutto è una zona isolata nella quale preferirei evitare di restare solo alle 3 di notte. Saliamo costanti e il silenzio viene rotto solo dalle “arie” che si scambiano Paride e Laura...gli ultimi 3 KM per me sono un calvario : sono salito ad un passo superiore alle mie possibilità soprattutto considerando il peso delle borse o pago pegno. Comunque arrivo in cima e scendiamo verso il Casentino . Ho freddo e il colmo è che ho una borsa piena di vestiti ma non ho voglia di tirarli fuori e mi accontento della solita mantellina antivento. Poi c'è il passo della croce dei Mori con conseguente discesona su Dicomano e i ricordi non possono che correre alla 1001 miglia ed alla ovvia constatazione di come diamentralmente opposta possa essere la stessa strada se fatta in salita alle 6 di pomeriggio d'agosto nel bel mezzo di un'ondata di calore oppure in discesa alle 5 mattina di inizio maggio. Eppure, direbbe il mio maestro di Taoismo, la strada è sempre quella...
Sulla salita Laura la “Miss Italia” delle 1001 Miglia viene generosamente spinta su dal buon Paride che evidentemente vi riconosce la “nuova Elena” ed è giusto così. Annoto solo che a me barbuto cinquantenne questi favori non capitano così come non capitava quando frequentavo il liceo classico che i prof., durante le verifiche, mi aiutassero come invece facevano con le piagnucolanti compagne di classe. Questa è la vita...
Comunque si arriva al controllo di Vicchio dove nacque, forse, Giotto ma da dove sicuramente la strada si inizia a inerpicare sul passo della Colla che ci riporterà in Romagna.
Abbandoniamo troppo presto i bei paesini toscani ma la bellezza della vallata è altrettanto commuovente poi tra sbuffi e sacramenti anche noi sei raggiungiamo la vetta e caliamo su Marradi. Qua c'è l'ultima aperità del Beccuggiano, una salita breve ma tosta con pendenze oltre al 10% che dopo 350km fanno male. In cima c'è un po' di casino per via della strada normale che è franata e richiede una supplementare dose di salita e soprattutto una stradina veramente malconcia. Qualche cartello in più per i pellegrini del brevetto forse sarebbe stato utile ma arrivati al luculliano ristoro del Queceto dove il rischio maggiore è di abusare delle leccornie locali (con tanto di piadina con salsiccia i ferri...) e di inchiodarsi lì. Mancano ancora 50 KM in leggera discesa ma anche quest'anno per aggiungere un po' di paprika al finale mi accodo au uno dei gruppetti che partecipano al giro della Romangna che il buon Alfredo continua a definire una passeggiata cicloturistica ma che in verità viene affrontata come una crono a squadre. Ci passano su 45 all'ora e io mi accodo, solo che ogni strappo è un calvario e il nostro gruppo si sfalda: solo in tre , chapeu, riusciranno a seguire i “cicloturisti” fino a Lugo. Continuo a pensare che queti “treni rapidi” altrerino un po' il finale ma capisco che organizzativamente vada bene così. Io e un tipo di Senigaglia comunque teniamo a botta fino a Faenza poi ci staccano e raggiungiamo col nostro passo Lugo alle 11. Salutiamo i ragazzi dell'organizazzione, sempre ottima e ci diamo appuntamento alle prossime puntate.
Decisamente quest'anno mi è andata meglio sul piano meccanico, l'anno scorso avevo rotto la ruota, ma sono arrivato alla conclusione che non sempre stare in gruppo sia positivo. Certo stare a ruota se gli altri tirano, è positivo ma spesso ti porta a seguire ritmi in salita e fermate che vorresti evitare. Certamente è piacevole pedalare e chiacchierare in pianura con gli amici conosciuti negli altri brevetti o anche con quelli nuovi ma sono sempre più convinto che la solutidine abbia i suoi punti favorevoli evitando distrazioni e facendoti gustare meglio i paesaggi: come spesso accade nella vita credo che la soluzione sia nella capacità di adattarsi e di cogliere l'attimo fuggente...e è quasi scontato pensare al “Carpe diem” per uno che vive a Carpi di questi tempi di maggio tra trombe d'aria, maxigrandinate e terremoti. E allora anche un brevetto ciclistico può riscaldare i nostri cuori raggelati dalle brutture quotidiane di questo piatto mondo.
Ringrazio Gaetano per la foto e la compagnia !


domenica 6 gennaio 2013

Un anno da randagio-considerazioni sparse


Diventerò un vero randonneur da grande? Forse sì e forse no...

La fine/inizio dell'anno mi portano naturalmente a fare dei riepiloghi, delle valutazioni sulla stagione passata e delle previsioni su quella a venire. Intanto noto che nel 2012 ho pedalato molto, forse troppo, 23000 mila km sono mezzo mondo e 1000 ore equivalgono a 40 giorni di fila passati in sella. Sono stato fortunato : mia moglie non mi ha cacciato di casa e casualmente faccio un lavoro, il maestro, che mi concede ampio tempo libero. Non ho mai avuto incidenti e ho percorso più di 4000 km in randonnee, era il mio primo anno e devo ammettere che mi sono impegnato e divertito molto ma ho avuto anche le mie belle soddisfazioni. In questi giorni sono vicino a Pitigliano dove pochi mesi fa sono passato nel corso della 1001 miglia e devo dire che quel brevetto ha fatto un po' da spartiacque nella mia esperienza randagia: continuo a pensare che i giri da 200 km non siano da considerare vere rando ma tuttalpiù allenamenti o sgambate preparatorie. Anche le 600 come la VeronaResiaVerona o il Tourblanc alla fine sono poco più che delle belle passeggiate cicloturistiche: il vero brevetto resta quello sopra i 1000 km.
Mi rendo conto che se avessi letto una affermazione del genere un anno fa l'avrei considerata una spacconata tanto per vantarsi al bar con gli amici, ma solo dopo un paio di notti passate in sella si inizia a saggiare la capacità di resistere e soffrire, ma anche di gioire, che rendono uniche queste avventure. Come spesso capita per le emozioni più profonde non esiste altro mezzo che provarle sulla propria pelle per rendersene conto.
Quello che mi ha piacevolmente sorpreso, ripensandoci, è l'avere pedalato e parlato con randagi di altre nazioni e rimane forse il rammarico di non averlo fatto di più ma, per ovvie ragioni, sulle salite toscane a 42° non è che avessimo molto fiato da sprecare. Ho comunque potuto constatare come esistano davvero molte differenti prospettive per affrontare un brevetto ma come sia sostanzialmente giusto continuare a far convivere l'anima “agonistica” e quella cicloturistica. So che c'è molto dibattito su questo aspetto ma mi sembra più una menata italiana: la Parigi-Brest nasce ad esempio come gara e nessuno in Francia si stupisce che molti la intendano tuttoggi così, il problema semmai è dato dall'enorme differenza tra chi pedala in solitaria e chi può appoggiarsi su un'assistenza più o meno strutturata. Ecco su quello sarei drastico vietando ogni forma di aiuto esterno anche visto che oramai tra bag-drop e punti ristoro ogni 4/5 ore l'assistenza c'è già per tutti. Insomma se viene accettata la versione corsaiola credo sia ingiusto fare una stessa classifica tra chi pedala senza borse e alla fine di una tappa sale su un comodo camper e chi si porta dietro tutto e deve arrabattarsi tra cremine, cibi, vestiti e GPS.
Sì perchè quello che rende tutta tonda l'esperienza rando è questa capacità logistica e organizzativa che nasce da lontano, nelle lunghe ricerche invernali sulle luci, le pile, il gps, la bici, la sella, i vestiti ecc, ecc. Risulta abbastanza facile salire su una bici da corsa e farsi il classico giro della domenica da 4-5 ore con banana, giacca e via, invece decidere l'equilibrio ideale tra confort e peso delle borse è un'arte a se stante. Qui l'esperienza è fondamentale ed è bello mettersi alla prova, trovare soluzioni individuali che rendono ogni rando-bici diversa dall'altra. Se guardi una normale granfondo o anche il giro della domenica in gruppo farai fatica a notare delle differenze sostanziali tra i vari partecipanti ma se fai un giro prima di un brevetto over 1000 noterai subito le diverse filosofie che sprizzano da ogni bici e da ogni randagio. Credo che queste storie, questi quadri in movimento rappresentino proprio la bellezza e l'unicità del randagio, del ciclista che sfida il buon senso e la normalità del quotidiano vivere e pedalare per provare ad andare oltre, scoprendo che questi presunti limiti non sono che alcune delle convenzioni, delle maschere dietro le quali viviamo la nostra vita massificata. Pedalare così diventa, se mi si passa la metafora, una forma d'arte anzi una delle forme d'arte più pure nelle quali le emozioni, la gioia, il dolore non sono finte, non sono rappresentate e simulate ma interiormente vissute. Capisci così come mai un australiano o un brasiliano possano attraversare l'oceano per fare un giro in bicicletta che non rappresenta tanto o solo una bella scusa per vedere da vicino una pezzettino del mondo ma una tappa nella propria crescita, un tipo di sfida che è difficile trovare da quando draghi alati, castelli incantati e principesse non si incontrano più tanto facilmente tra le scale mobili della metropolitana o nelle aride pagine dei social network...
E' l'alba, inizia un nuovo giorno, inizia un nuovo anno. Spero di riuscire a completare la LondraEdimburgoLondra e conto di attraversare l'Europa in bicicletta per arrivare da Carpi al Royal Mile...andiamo quindi nuove avventure ci attendono.

domenica 21 ottobre 2012

La canzone del randonneur

Il celebre poeta vernacolare Stefano Covez ispirato dalla lettura delle mie disavventure alla 1001 miglia ha musicato questa versione randagia di un motivo popolare...buona visione...

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=k2XOHt1nn8Q&feature=youtu.be

mercoledì 5 settembre 2012

Giove Pluvio e la Harley Davidson

Vado o non vado? Ma dai ne hai già fatte tante quest'anno, poi hanno previsto pioggia e freddo, resta a letto e passa una tranquilla domenica in famiglia! E se poi invece esce una bella giornata, mi sono già iscritto e se tutti facessero così chi le organizzerebbe più le rando....
Alla fine però il richiamo istintivo del Randagio ha la meglio e alle 5 di mattina sono già sveglio e pimpante per essere alle 7 a San Lazzaro. Là intravedo qualche faccia nota ma il colpo è quando vedo un pullman intero di Randagi di Lecco venuti apposta per il brevetto, complimenti. Durante i primi blandi km parlo con qualcuno di loro già conosciuto alla Rescarando che mi invita caldamente a partecipare alla loro manifestazione: piacerebbe alla grande a Genonimo Stilton visto che si chiama "Formaggilandia", boh vedremo come butta nel 2013. Nella prima ora conosco anche il mitico Miguelon al quale faccio i complimenti per essere venuto fino a Bologna per chiudere la stagione. "Chiudere la stagione?" mi guarda furbetto "veramente mercoledì parto per la Francia per la "1000 du sud in Provenza"....che invidia!!
Poi spiego a Jimmy, che organizza la Rescaldina, quello che gli avevo proposto scherzosamente negli ultimi km della 1001 miglia ovvero di patteggiare con Fermo Rigamonti uno scambio climatico tra le due rando. Per ora qui il tempo tiene e Giove Pluvio trattiene le sue umide armate. Dopo il buon ristoro al km 85 a Palazzolo sul Senio si inizia a ballare: Sambuca, Giogo e Raticosa una dopo l'altra sono tre belle salitelle 
....in più con il mio socio di Bologna sbagliamo, come fanno in molti, un bivio per Scarperia e quindi ci sciroppiamo una decina di km in più di quanto previsto dal Roadbook, a proposito del quale avevo già avuto uno scambio di mail con Sergio, organizzatore del brevetto, che è un tradizionalista e non vuol dare tracce GPS. Opinione rispettabilissima se non fosse che ormai i Randagi solo cartacei sono pochissimi e se una traccia GPS è fatta bene e sicura secondo me è anche meno pericolosa che il leggere cartine e mappe, a meno di fermarsi a ogni incrocio...poi Sergio si lamenta di aver rischiato una multa perchè i caramba volevano sanzionarlo per "imbrattamento del suolo pubblico" mentre stava frecciando il brevetto! Motivo in più, penso io, per incentivare e diffondere l'uso del navigatore.
A questo punto del Mugello le uniche due variabili negative sono rappresentate da Giove Pluvio, che l'anno scorso mi inzuppò come un babà dalla Raticosa a Bologna, e i motociclisti che infestano la zona: per fortuna sembrano entrambi ben disposti oggi e malgrado qualche nuvolaccia e qualche curva tagliata dagli emulatori del "Valentino nazionale" tutto va bene. L'unico piccolo incidente è uno strascico della rottura di catena alla 1001 miglia; in cima al Giogo
 incrocio inavvertitamente la catena sulle due corone grandi e tutto si blocca: evidentemente la nuova catena montata velocemente a Tortona è troppo corta ma sistemo il cambio con l'aiuto di un randagio strappato alle mollezze del bar e riparto al volo.
All'ultimo ristoro-controllo incontro un ragazzo di Senigallia e padre e figlio di Bologna con i quali vorrei arrivare in fondo al brevetto ma qualcuno di loro è stanco e arrivo così da solo....stranamente malgrado l'errore di Scarperia sono il terzo al traguardo e così mi gusto particolarmente lo spiritoso attestato di Randagio 
che corona la mia prima stagione: ho fatto 3 200km, la 300 di Rescaldina, la 400 di Lugo, le 600 di Verona e Biella e la 1001 miglia. Sono contento e già faccio programmi per il 2013 dove avrei la Londra-Edimburgo-Londra come obiettivo principale ma intanto bisogna tornare a lavorare e c'è un bieco inverno da superare....una cosa per volta, per ora mi rallegro delle tante persone incontrate e dei bei posti che ho potuto scoprire vagando sulla sella, privilegi che solo l'andare lento della bici permette.
Parafrasando de Andrè "pensavo è bello che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo incominciare una bicicletta... "