martedì 17 aprile 2012

Palombari Ciclisti

"Maddai vieni anche tu che ci divertiamo un casino!!" questa e simili corbellerie lette sui forum sguazzavano nella mia mente annacquata da 10 ore sulle strade della Rescaldina.
Certo, mi dicevo, se c'è gente che legittimamente ha passioni come il fist-fucking come negare che anche pedalare per ore e giorni sotto l'acqua e il sole, su strade bucherellate e automobilisti sgommanti possa rappresentare un "divertimento"?
Forse viviamo troppo comodamente e ci mancano il sudore, il sacrificio, la sfida contro noi stessi e anche la battaglia...abbiamo fatto di tutto per diventare robot ma sotto sotto vorremmo essere ancora cavernicoli!
Più semplicisticamente si potrebbe citare il detto "ogni còiòun gà la sò pasiòun " lasciando giustamente libertà di divertimento a chiunque sopra e sotto la sella..personalmente quello che mi piace delle rando è il vedere posti nuovi, pedalare in modo meno esasperato che nelle granfondo e avere la possibilità di conoscere gente nuova....comunque la parola divertimento mi sembra fuori luogo. Se voglio divertirmi vado a un concerto, a cena in compagnia, esco con la morosa oppure visito un museo... a proposito, di posti bislacchi se ne vedono parecchi in una rando e , se posso dire, questo andar lento che permette di vedere angoli sconosciuti è una delle principali molle che mi fa scattare dal caldo lettuccio a orari indecenti : come il Museo dell'ombrello di Gignese davanti al quale siamo passati domenica scorsa dopo ore di acqua a catinelle.

 Dicono sia l'unico del mondo ma onestamente non ne capisco il perché: un argomento così affascinante meriterebbe un museo in ogni città...almeno così pensavo sguazzando sulla salita della Cesara...dove ormai prossimo al delirium tremens causato da intossicazione acquatica avevo miraggi di strade totalmente ombrellonate tipo spiaggia di Marina di Campo a agosto. Cavolo, è stata la prima volta in anni di pedalate che ho apprezzato una galleria !! Poi a un certo punto incontro un randonneur di Lecco mestamente fermo fuori da una casetta che al mio classico "Tutto bene?" risponde enigmaticamente " Sì, aspetto l'acqua e arrivo!!" ...e poi c'è gente che guarda Zelig per sbellicarsi e non si rende conto che aveva proprio ragione il tizio del forum :"Vieni anche tu...."

lunedì 19 marzo 2012

Aspettando Brest

Perchè si arrivano a percorrere centinaia di chilometri in sella ad una bicicletta ? Perchè una persona "normale" in una società opulenta e ricercatrice del piacere può divertirsi nel passare ore e ore pedalando nella pioggia, nel buio, su strade trafficate e mete indefinite?
Quando da cinquantenne e tripputo ciclista della domenica ho visto per la prima volta che si organizzavano brevetti ciclistici da 400 o 600 chilometri ho pensato che la follia umana non aveva evidentemente limiti.
Poi, ripensandoci, mi sono tornate in mente le parole di Polonio nell'Amleto " Benché questa sia pazzia, pure c'è metodo in essa."
Così quando qualche mese più tardi, durante una pedalata, un amico mi ha confessato che si era iscritto ad una 400 chilometri e sapendo di una sua rovinosa caduta in una gara di MTB ho creduto bene di  assecondarlo e fingermi interessato mentre fra di me iniziavo a preoccuparmi per la sua salute mentale. 
Ma tant'è il tarlo ormai si era insinuato in me come una di quelle perverse infezioni tropicali che ti si infilano in qualche modo sotto la pelle, magari mentre stai  beatamente giocando in spiaggia, e poi non ti lasciano più.
Alla fine si è confermato il classico "chi disprezza compera" ed eccomi qua in una uggiosa domenica di metà marzo sotto al ponte di Calatrava a Reggio Emilia che non può non ricordare ai randonneurs incalliti quello di Brest dove,inshallah, spero di transitare tra qualche anno.
Intanto mi devo accontentare di questa modesta Randonnee Padana da Reggio a Peschiera e ritorno: che dire? La pianura padana è veramente triste, in generale, se poi si decide di transitare tra stradoni trafficati, capannoni industriali e campi di sfruttamento agricolo intensivo, beh ogni residua poesia scompare. E sì che su stradine secondarie e nei centri storici dei paesini ancora si riesce a respirare aria di un tempo passato, di luoghi, corti e facce antiche e non ancora del tutto appiattite dalla pressa del modernismo. Unici punti piacevoli sono stati la fugace traversata del ponte di Valeggio
, di Peschiera e quella di Mantova
...peccato perchè nelle altre tre brevi Randonnee avevo sempre attraversato paesaggi interessanti e vari ma forse chiedere questo alla "tumor valley" nel 2012 è davvero un pò troppo...